Lacedonianews Archivio Anno 2006

 

TRIBUNA POLITICA LACEDONIESE

 

Gerardo Renna, nato a Lacedonia l’ 11-12-1964

Dipendente di Meccanica Futuro s.p.a.,

azienda dell’Area Industriale Calaggio.

Nel 1991 è tra i fondatori del Partito della

Rifondazione Comunista dopo lo scioglimento del P.C.I.

Segretario del Circolo Territoriale P.R.C.

di Lacedonia dal 2001

e componente del Comitato Politico Provinciale

 

 

Sig. Renna, Lei è il segretario di Rifondazione Comunista a Lacedonia; il suo partito appoggia dall’esterno questa amministrazione, non essendo stato eletto alcun vostro candidato con la lista del Quadrifoglio in Consiglio Comunale. Siete pentiti di aver aderito al Quadrifoglio, con DS, UDC, Margherita, Sinistra in movimento e pezzi di AN?

La lista del Quadrifoglio, è bene ricordare, è stata una esperienza unica ed irripetibile di una "Lista Civica" nata durante il commissariamento del Comune di Lacedonia tra le forze dell’opposizione alla precedente amministrazione, dopo dodici anni di amministrazione Sessa, con i due mandati da sindaco e l’ultimo da vicesindaco e un anno del suddetto commissariamento . Bisogna inoltre ricordare che vi erano dei problemi di ordine pubblico (auto incendiate agli amministratori, ad oggi non conosciamo ancora il perché) e problemi di vita democratica, visto il modo di gestire la cosa pubblica operando l’esclusione sistematica di tutto ciò che era opposizione (circoli, partiti, associazioni, ecc.), dalle conoscenze e dalle scelte che si andavano ad effettuare.

Quindi non ci può essere risposta alla sua domanda sull’essere pentiti dell’adesione al Quadrifoglio, era una scelta che andava fatta in quel determinato momento storico della nostra comunità. Essa è stata determinante per creare nuove condizioni di dialogo tra le forze politiche e riportarle al loro ruolo istituzionale di soggetti preposti all’elaborazione culturale per le trasformazioni sociali, e non più gestori della cosa pubblica, magari ad uso di una sola parte.

La mancata elezione di un candidato di riferimento per Rifondazione Comunista ha certamente indebolito anche la stessa Amministrazione Comunale, in quanto alcune problematiche come il lavoro, la ricostruzione, la qualità della vita, la cultura della pace, ecc. avrebbero potuto avere diverse rilevanze e sensibilità.

Il disimpegno del gruppo consiliare dell’UDC nei confronti del Quadrifoglio chiude questa fase di transizione ed apre una nuova stagione politica a Lacedonia, esplicitato dalla dichiarazione della maggioranza di aderire ad un progetto politico basato sul confronto tra Rifondazione Comunista e le forze di Centro – Sinistra.


Ritiene che siano stati perseguiti da questa amministrazione quegli obiettivi prefissati, in particolare di ridare democrazia a Lacedonia? Oppure, come ritiene Mario Megliola, questa amministrazione abbia acuito la frattura a Lacedonia tra politica e società civile, e tra gruppi di persone?
La frattura tra politica e società civile avviene quando chi governa utilizza il proprio potere per depotenziare o distruggere sistematicamente tutto ciò che la società costruisce (movimenti giovanili, circoli culturali, associazionismi, ecc.). Non bisogna dimenticare che per più di un decennio, di amministrazioni Sessa – Megliola, ci si è mossi sempre in questa direzione. Possiamo solo sperare che tutto questo appartenga ad un passato "buio" ed ormai remoto di Lacedonia.

Sicuramente questa Amministrazione ha già creato un clima più disteso tra la popolazione, ma crediamo che, per ricostruire la democrazia a Lacedonia, bisogna fare molto di più, come far partecipare tutte le specificità presenti sul territorio alle scelte da effettuare e, nello stesso tempo, adoperarsi per favorire l’associazionismo democratico.

Un primo banco di prova, di questo iter, è sicuramente il "Bilancio Partecipativo", occasione importante per coinvolgere tutta la cittadinanza, organizzata e non, su scelte che toccano direttamente tutti.

Questo, ovviamente, è solo una prima occasione, alla quale chiederemo che ne susseguano altre, come ad esempio sulle scelte per recuperare il centro storico o sul miglioramento della qualità della vita, ecc.


Come prosegue la vostra inedita alleanza con il partito della Margherita a Lacedonia, visto che con quegli esponenti, tutti ex- democristiani, vi dividono scelte ideologiche e vi siete trovati sempre, dal dopoguerra fino a tre anni fa, su sponde opposte?
Il dialogo tra noi ed il partito della Margherita rientra nelle scelte politiche nazionali, di un rapporto privilegiato con le forze del Centro – Sinistra, quindi può risultare inedito solo schematizzandolo dal punto di vista dei personalismi, ma in un quadro politico generale trova tutt’altra prospettiva.

La Margherita (anche se a Lacedonia ed in Provincia di Avellino è difficile distinguerlo) è una cosa diversa dal PPI che presentò una propria lista nell’ultima elezione amministrativa, con la candidatura alla carica di Sindaco di Sessa (estromessa per un numero insufficiente di candidati), visto che il Portavoce locale ha sempre dichiarato pubblicamente che il suo circolo appoggia pienamente questa esperienza amministrativa. Ancor di più si differenzia dalla vecchia Democrazia Cristiana, un partito che raggruppava in se diversi gruppi di potere, molte volte contrapposti tra loro ma che trovavano una sintesi comune nella gestione della cosa pubblica, molte delle volte in modo clientelare.

Il confronto storico e le divisioni ideologiche che riguardavano la D.C. ed il P.C.I., a cui noi ci rifacciamo per la sua grande storia di democrazia e di lotte, non è più proponibile, in quanto questi due grandi partiti non esistono più.

Oggi l’incontro tra queste due visioni di società avviene su altri temi come quello della difesa della democrazia, mentre resta marcata la diversità sull’economia e sull’internazionalismo.

A livello locale, tutto questo non pregiudica il nostro coinvolgimento con il Centro – Sinistra su proposte mirate allo sviluppo delle nostre zone, come abbiamo ben esplicitato nel dibattito durante l’ultima Festa di Liberazione a Lacedonia.


Quali le vostre iniziative per risolvere la crisi del Calaggio e tutelare i tanti posti di lavoro in pericolo?
L’esigenza immediata è mettere al centro della discussione il nostro futuro economico e sociale. Proponiamo alle altre organizzazioni politiche e sindacali, ai coordinamenti dei sindaci e dei lavoratori di organizzare iniziative di lotta comuni dell’intera Area per aprire una "Vertenza Calaggio" con la Regione Campania che metta al centro la sopravvivenza dell’intera zona, anche alla luce dei nuovi flussi migratori ripresi di recente.

Già a marzo del 2003 abbiamo organizzato un importante incontro-dibattito a Lacedonia, insieme all’Amministrazione Comunale, con la partecipazione di Alois, Assessore Regionale all’Industria, per rendere esplicita la grave crisi esistente (Ingred, Merifil, Seva Nylon, Adimar) e quella che di lì a poco sarebbe emersa (Mulat, Bulloneria Meridionale, ecc.) per sollecitare il Consiglio Regionale Campano a regolamentare le dismissioni degli opifici dell’ex art. 32 Legge 219. Ad oggi il regolamento è stato approvato dalla Giunta ed è fermo in Commissione, stiamo aspettando che arrivi in Consiglio per emendarlo. Esso toglie ai Tribunali (curatele fallimentari) competenze improprie come la riassegnazione delle strutture dismesse a seguito dei fallimenti, ma delega tutto all’ASI, che negli ultimi anni non ha certo brillato per le scelte relative al Calaggio. Su questa impostazione noi non siamo d’accordo perché riteniamo che gli Enti Locali (Amministrazione Provinciale o Comuni organizzati in modo consortile) debbano avere maggiore peso sulle scelte che ricadono sul proprio territorio, come sottolineato, anche, dall’Amministrazione Comunale di Lacedonia nell’ultimo Consiglio Comunale.

Ovviamente siamo consapevoli che questo non risponde nell’immediato alla tutela dei tanti posti di lavoro persi e di quelli in pericolo. Quindi in attesa di una politica industriale da parte della Regione Campania che decida quale futuro produttivo sia riservato alle nostre zone, non resta che mobilitarci affinché vengano attivate immediatamente tutte le procedure di tutela dei lavoratori, ed a fronte di situazioni irreversibili, la loro ricollocazione nel mercato del lavoro, a partire dagli enti pubblici.


Nel riparto dei fondi del terremoto i criteri adottati da questa amministrazione non sono da tutti approvati. Lei li condivide?
La risposta alla Sua domanda è senza nessuna esitazione NO.

A più di venti anni dal terremoto non è concepibile che sia ancora poco chiara la situazione definitiva sulla ricostruzione e la stessa presenza di numerosi elenchi di priorità hanno permesso ai tecnici ed agli amministratori la massima discrezionalità sulle scelte.

Bisogna superare l’idea della ricostruzione per particelle e puntare le ultime risorse disponibili per il recupero di intere zone, nella logica degli interventi a comparti, con l’impegno diretto dell’Ente. Fin dall’inizio del dibattito abbiamo sostenuto la necessità, da parte dell’Amministrazione, di appropriarsi dei poteri sostitutivi, previsti dalla legge, per dare una risposta complessiva ed omogenea a tutta la materia.


Un’ultima domanda che rivolgiamo a tutti e che gradiremmo rispondesse in maniera il più esauriente possibile: in quali direzioni, alternative all’industria, ritiene possano crearsi posti di lavoro a Lacedonia, e come?

Come già affermato da altri interlocutori, in questa tribuna, riteniamo che creare posti di lavoro senza puntare sull’industrializzazione sia molto difficile in una zona interna del Mezzogiorno italiano, basata su un’agricoltura prevalentemente estensiva e con un territorio povero di attrattive turistiche. Ovviamente, prima di affrontare una nuova politica industriale, usando strumenti come i Contratti d’Area, i Patti Territoriali, ecc., bisogna analizzare bene cosa hanno prodotto i finanziamenti dell’ex art. 32 e cosa hanno significato le privatizzazioni e lo smantellamento delle Partecipazioni Statali portate avanti dai vari governi, sia esso di Centro – Sinistra o sia esso di Destra, nell’ultimo ventennio.

La nostra proposta, in alternativa e complementare all’industria, che portiamo avanti negli ultimi anni, è quella di valorizzare le poche risorse presenti.

Voglio spiegarmi meglio esponendo due esempi di come intendiamo noi la gestione del patrimonio pubblico e di come una risorsa naturale come il vento possa trasformarsi in un volano economico:

  • Il Comune, a seguito delle delocalizzazioni per la ricostruzione del post-terremoto, possiede un patrimonio abitativo nel centro storico che, recuperandone l’agibilità, può essere finalizzato alla costituzione di case albergo, come base iniziale di un progetto di turismo rurale che abbini l’esigenza di vivibilità di città come Napoli con il rilancio della cultura contadina. Per la gestione di questi patrimoni pensiamo alla costituzione di società Municipalizzate o di società miste pubblico - private che contribuiscano ad immettere nuove professionalità nel mondo del lavoro.

  • Il grande parco eolico, presente sul nostro territorio, può essere lo strumento per rivendicare con forza la costituzione a Lacedonia di un "Corso universitario per l’energia pulita e rinnovabile". L’istituzione in loco di un centro studi indirizzato alla sperimentazione ed alla produzione di energie alternative agli idrocarburi (eolico, solare, ecc.), allo studio di nuove tecniche di risparmio energetico e di nuovi metodi di costruzione, è un’idea da perseguire con insistenza, in quando crediamo che non ci può essere vero sviluppo senza una ricerca di alto livello, e nello stesso tempo ripropone la nostra comunità come un centro culturale all’avanguardia delle zone interne.

Su idee come queste continueremo a sollecitare l’Amministrazione Comunale ad effettuare tutti i passi necessari.

 

Vorrei chiudere l’intervista con i complimenti alla redazione di "lacedonia.com", per aver costruito questa vetrina politica lacedoniese e, spero, che in futuro trovi una sua continuità su temi specifici, coinvolgendo, oltre ai partiti, anche le associazioni.

                        Grazie

 


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